Riesce difficile immaginare la cucina italiana senza un pomodoro. E pensare che trattasi di un prodotto d’importazione. Già, proprio così, dobbiamo ringraziare Cristoforo Colombo, o chi per lui, se possiamo gustare i pomodori in tanti modi (stavo per dire in tante salse, ma mi è sembrato di esagerare un po’).

Anche se può sembrare incredibile, prima del 1492 in Europa e in Italia nessuno aveva mai assaggiato un pomodoro, né tantomeno l’altra delizia che gli aztechi chiamavano cibo degli dei e noi cacao. Se il pomodoro viene dall’America centrale, la variante pomodoro del piennolo è invece tutta italiana e mediterranea.

Dal momento che ogni frutto vien su traendo nutrimento dall’habitat in cui cresce, si capisce bene che il pomodoro del piennolo non può essere coltivato altrove, per il semplice motivo che non esiste nessun posto con il sole della Campania che può contare anche sui nutrimenti che solo una terra vulcanica può dare.

Il “pomodoro del piennolo”, detti così perché tradizionalmente appesi ai balconi, rappresentano infatti un prodotto autoctono e certificato DOP dal 2009 con la dicitura “pomodorino del piennolo del Vesuvio”. Questo tipo di pomodoro reca con sé tutte le caratteristiche organolettiche dei pomodori, con in più i nutrimenti apportati dal sole, dal mare e da una terra “turbolenta”.

Questa tipologia di pomodoro, in virtù di una buccia più spessa, può essere conservato più a lungo. Non un vantaggio non da poco, se si considerano i periodi in cui queste favolose delizie scarseggiano sulle nostre tavole!