Quando un prodotto viene commercializzato e venduto nella stessa zona di produzione esso viene denominato “prodotto a chilometro zero”. Il termine, ci ricorda la nostra agenzia di comunicazione, ha origine dall’utilizzo del concetto di “punto zero” che, in geografia, sta ad indicare il punto convenzionale dal quale si misura una distanza. Nel campo alimentare, il cibo a chilometro zero si riferisce ai prodotti dell’alimentazione che vengono lavorati e servizi nel medesimo posto di produzione; è diventato un sinonimo di cibo fresco, biologico, tradizionale, tipico della località in cui viene consumato. Il nome “a chilometro zero” fu utilizzato per la prima volta da Coldiretti in Veneto, in occasione di una iniziativa che intendeva promuovere il consumo di prodotti stagionali del territorio. Il cibo a chilometro zero è diventato anche uno strumento di marketing, a volte, purtroppo, inflazionato. Può ad esempio capitare che ci si trovi in una grande città, come Roma o Milano, e si leggano di ristoranti che offrono “cibi a chilometro zero” pur trattandosi, in realtà, di cibi industriali provenienti da un’azienda che si trovi in campagna, a 20 o 30 km dal centro cittadino. Il cibo a chilometro zero per antonomasia è quello che si consuma “dalla terra al piatto”, sia esso un cibo animale che vegetale. Trovarsi in una grossa azienda agricola o in una trattoria in una piccola località, e venire serviti di cibi prodotti in quella stessa zona, significa mangiare cibo a chilometro zero. Come tenere d’occhio la genuinità dei prodotti a chilometro zero? Nel caso dei ristoranti, tenete d’occhio il menù e cercate di parlare con lo chef o con il ristoratore per farvi fornire le informazioni sulla provenienza del cibo lavorato in cucina; diffidate delle recensioni che leggete su internet e degli slogan che promuovono il “cibo a chilometro zero” via Facebook o via siti web. Se invece vi trovate in una bottega alimentare, in una cantina, o in un negozio che offre cibo a chilometro zero, sarà sufficiente analizzare l’etichetta informativa del prodotto e, nel caso dei prodotti freschi (come quelli serviti al banco) sarà sufficiente chiedere informazioni sulla provenienza del prodotto. Ricordate che i cibi a chilometro zero sono anche, principalmente, cibi di stagione e rispondenti ad una certa tradizione tipica locale. Cibi dalla filiera corta, con l’acquisto diretto dal produttore, sono cibi a chilometro zero e possono essere portati sulla vostra tavola rispettando le norme sulla conservazione e sulla freschezza degli alimenti. A volte queste particolarità vengono messe, ingiustamente, in secondo piano da parte dell’agenzia comunicazione che ci informa sul prodotto alimentare che stiamo consumando.