Novembre 27, 2022

Perché si rompe una bottiglia di champagne sullo scafo di una nave durante il varo?

Una delle immagini più diffuse in tutte le scene in cui si vara una nuova nave è quella che vede una bottiglia di champagne legata ad un nastro che dopo essere stata lasciata si infrange sullo scafo della nave. Tutto il liquido, tra spuma, bollicine e frammenti di vetro si mischia alle onde nel mare sottostante, tra gli applausi dei presenti. A volte, si preferisce spruzzare lo champagne sullo scafo senza distruggere la bottiglia e senza che i frammenti di vetro si perdano tra le acque.
Questa usanza affonda le proprie radici in un passato molto remoto e lo champagne è divenuto la norma solo sul finire del 1800.

Come dicevamo, la tradizione del varo cerimoniale delle navi è antica. Nel terzo millennio avanti cristo, gli antichi Babilonesi erano soliti sacrificare alcuni buoi al completamento di nuove imbarcazioni in segno di rispetto e per ottenere la benedizione degli Dei. Altre culture praticavano rituali simili; ad esempio, gli Ottomani sacrificavano alcune delle loro pecore durante il varo di una nave. In generale si è sempre voluto sacrificare qualcosa di prezioso durante il varo di una nuova imbarcazione.
Questi sacrifici avevano sempre lo scopo di chiedere agli dèi protezione in mare durante i viaggi. I Greci erano soliti invocare il Dio del mare Poseidone, i Romani invocavano il benestare di Nettuno. Nel Medioevo, i sacerdoti salivano a bordo delle navi inglesi prima dei loro viaggi inaugurali per spruzzare acqua santa e pregare Cristo e chiedere benedizioni.

Immagine che contiene interni, bottiglia, alcool, bevanda

Descrizione generata automaticamente

Nel XVII secolo, gli animali sacrificali e l’acqua santa erano stati sostituiti dal vino nella maggior parte delle inaugurazioni di navi, sia religiose che laiche per ragioni evidentemente pratiche oltre che per evitare di trasformare una cerimonia in uno strazio poco gradevole.
All’epoca, si utilizzava un grande calice in cristallo dove il vino veniva prima condiviso dai partecipanti alla cerimonia e poi versato sul ponte o sulla prua. Il calice, successivamente, veniva gettato in mare come conclusione della cerimonia. Questa operazione divenne considerata presto troppo costosa, soprattutto perché i calici diventavano sempre più imponenti con il passare del tempo ed il loro costo era notevole. All’inizio i calici venivano raccolti e riutilizzati. Ma alla fine del XVII secolo il rituale fu semplificato e la tradizione moderna di rompere una bottiglia sopra l’arco divenne la norma. Distruggere una singola bottiglia era, di fatto, molto più economico che distruggere un calice gigante.Il vino sacrificale non era sempre il prestigioso Champagne, anzi il Madeira era probabilmente la scelta più popolare agli inizi di questo nuovo rituale. Le cose cambiarono rapidamente, verso la fine del XIX secolo, lo champagne divenne la scelta standard, quasi certamente perché era diventato il vino più nobile ed era anche quello più soggetto alle operazioni di marketing che il consorzio d’allora si prodigava nell’eseguire, così come invogliare i grandi reali ad offrire champagne durante i loro party. La grande storia dello champagne la scalata dei suoi prezzi dei giorni nostri era solo agli inizi.

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